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domenica 14 novembre 2010

Webarmaggedon: e se non succedesse niente?

ll web, come lo intendiamo noi, esiste da circa quindici anni: un’inezia, se si pensa a quanto ha già cambiato la nostra vita. Dal 2001 circa si parla invece di Internet 2.0, la nuova Information Age, dove l’utente diventa prosumer, ossia contemporaneamente produttore e consumatore di dati e informazioni. La frenesia che accompagna lo sviluppo della Rete provoca, oltreché un progresso veloce e confuso, anche una certa paranoia apocalittica che colpisce soprattutto i geek, gli amanti delle new technology.

Un’apocalisse al dì. Questo senso di catastrofe imminente alberga il web da sempre, spingendolo a rinnovarsi e distruggere per non essere distrutti. È quindi una pulsione positiva e costruttiva, che però presenta un leggero effetto collaterale, una precarietà percepita, causata dai rumors su come tutto un giorno diverrà obsoleto e sparirà.

Qualche esempio: solo nelle ultime settimane gli esperti del web hanno suonato un altissimo numero di De profundis. Ha iniziato Wired USA predicendo la prossima morte del web, inteso proprio come www, la rete in cui si naviga da metà anni Novanta; e annunciando la nascita di una nuova visione del web, dominata dalle app e dalle altre tecnologie sviluppate con il boom del mobile.

Poi è toccato a TechCrunch, che annunciando la possibile nascita di un client per e-mail targato Facebook (il famigerato e misterioso Titan Project), lo ha già soprannominato “Gmail Killer”, preludendo ad una vicina morte e rinascita della posta elettronica per come la conosciamo da anni.

Infine, qualche giorno fa, sempre il citato megasito americano ha decretata la fine delle telefonate, superate e annichilite dalla concorrenza dei new media e dal fuoco amico degli SMS.

Avvoltoi 2.0 Certo, è bene precisare che TechCrunch è una sorta di Bibbia della tecnologia e che l’articolo di Wired, al netto del tono da Armageddon, contiene riflessioni interessanti, e quindi sono da tenere in considerazione. Ma c’è il rischio che il loro continuo volteggiare da avvoltoi attorno a carcasse del web (presunte o reali), generi poi delusione e una leggera rabbia. Quando, magari fra qualche anno, continueremo a telefonare, usare Gmail e a digitare il www, qualcuno potrebbe ricordarsi degli oracoli passati e chiedersi: “ehi, ma alla fine non è successo niente?”, sentendosi leggermente preso per i fondelli.

Chi vivrà vedrà. Intanto, cerchiamo di mantenere la calma e di concentrarci sulle apocalissi reali e vicine.

giovedì 17 dicembre 2009

Volevo scoreggiare ma non voglio creare clima d'odio.

Un po' di giorni fa stavo arando il mio campo di zucche lesbiche, quando ho sentito una voce chiamarmi.
"Pietroooooo!"
"Si?" risposi io, innocente come una lenticchia.
"Leggi Libero di oggi, su!"

E così ho fatto. C'era un articolo molto interessante di Giampaolo Pansa che, in breve, diceva che siamo nel '77. E ieri a confermare le voci che albergano la testa del giornalista si è messo un gruppo di sedicenti anarchici con una bomba all Bocconi e altre gioiose follie.

Non so se sia vero - il "clima d'odio" ecc. - ma l'idea che per prevenire la deriva terroristica si debba annuire al governo e al Premier, sa tanto da incendio al Reichstag. Come sapete, Adolph Hitler, dopo aver vinto democraticamente le elezioni ("la sovranità popolare!", "sono stato eletto dal popolo!") pensò d'illuminare a giorno il vecchio parlamento, dando poi la colpa a Travaglio. Con questa scusa debellò le opposizioni e il resto lo sapete, se non siete Alemanno.

Quello che voglio dire è che Tartaglia è un matto che ha compiuto un gesto schifoso. Ma non rappresenta una buona scusa per mandare a culo la democrazia.

E mandare a culo pure internet, dato che Schifani è riuscito anche a dire:


E così mentre cerchiamo di non rimanere troppo indietro rispetto a giganti libertari come Cina e Corea del Nord, lecchiamoci le ferite per quello che succede già ora, regolarmente.
Non capite? Check these out: Qui (notizia) e quo (blog di Prefe).